Mosca, prima e dopo Zico - Linea Bianca Trimestrale di scienza e cultura sportiva, n.11/2010

Se nè andato lo scorso tre aprile in un ospedale di Pavia. Maurizio Mosca avrebbe compiuto settant anni di lì a pochi mesi, e se la morte non se lo fosse preso con sé, sarebbe stato ancora là in qualche studio televisivo a registrare una trasmissione o a prepararsi per una diretta.

Maurizio è stato un vero professionista, ed ha sempre considerato il lavoro innanzitutto come una grande passione. Ha trascorso più di venti anni a sgobbare dentro alle redazione dei giornali, e poi oltre trenta a girovagare per emittenti di ogni tipo.

Quello di Mosca è un caso unico, perché il suo passaggio dal mondo della carta stampata a quello della televisione è stato, ad un certo punto della sua carriera, definitivo. Presa quella decisone, lui indietro non è più tornato. Mosca è diventato uno dei volti più noti delle tv, dopo essere stato unimportante firma della Gazzetta dello sport.

 Ha iniziato giovanissimo la carriera di giornalista, e dopo aver fatto un paio danni di gavetta a La Notte, venne assunto alla Gazzetta il 17 gennaio 1963. Ci rimarrà per più di ventanni.

Il divorzio avvenne per colpa di Zico, il fuoriclasse brasiliano che in Italia giocò nellUdinese.

Il direttore di allora aveva mandato il giornalista a Tarvisio per intervistare lasso ex Flamengo. Dopo unintervista perfettamente riuscita, il giornale mandò nuovamente Mosca agli allenamenti perchè lUdinese era in un buon momento di forma e quindi serviva un altro pezzo. Zico però non aveva alcuna voglia di concedere un secondo colloquio e così Moschito fece sapere al brasiliano che avrebbe utilizzato per il nuovo articolo il materiale raccolto nellincontro precedente.

Uscì dunque un nuovo pezzo, ma con un titolo che fece inferocire Zico. Questi allora si prese la sua personale rivincita durante una puntata del Processo del Lunedì, dove il calciatore  sostenne che lui quel giornalista proprio non lo conosceva. 

La Gazzetta allora pretese che Mosca tornasse di nuovo a Tarvisio, per porgere le scuse al giocatore e intervistarlo, ma questa volta per davvero, una seconda volta. Ma Zico era ancora arrabbiato per quanto era accaduto e non volle saperne di parlarci assieme. Tornato a Milano, ancora senza materiale, in redazione si decise che Mosca doveva essere spedito nuovamente in ritiro. Sarebbe stata la quarta volta in pochi giorni. Avevano varcato il suo limite di sopportazione, Mosca si licenziò. Fece fagotto e se ne andò via, iniziando così una nuova vita professionale. Questa volta in televisione e lontano dai giornali.

 Maurizio Mosca è stato dunque il primo che si è saputo inventare una nuova carriera professionale,  trasformandosi dall ottimo giornalista della carta stampata qualera a personaggio televisivo di successo. In entrambi i casi si è dimostrato un professionista serio che del suo mestiere ha sempre fatto una ragione di vita. Punto di partenza questo dal quale si deve partire per discutere su quale sia stato il miglior dei due Mosca.

Tre maestri del giornalismo sportivo italiano non hanno dubbi: Roberto Beccantini, Gianni Mura e Rino Tommasi scelgono il Maurizio che scriveva sui quotidiani .

Beccantini entrò in Gazzetta nel 1981 e fece in tempo a lavorare con il giornalista di origine romana per alcuni anni. Il miglior Mosca dice - è sicuramente quello della carta stampata. Penso all aggressivo e fantasioso cronista che era allepoca in cui lavoravamo insieme: sapeva toccare le corde dei lettori, sfornava idee su idee, incarnava, a suo modo, la figura dellintervistatore dassalto. Chi ha davanti agli occhi la sua ultima versione - quella del pendolino e delle bombe - faticherà a credere al fior di cronista che era, stregato dal mestiere, responsabile della rubrica pugilato, appassionato di tutto, implacabile sulla notizia e nelle interviste, che preferiva. Non cera campione che scappasse al lazo della sua cornetta: prima o poi lo beccava. E spesso, più prima che poi.

Anche Gianni Mura ha lavorato con Mosca, per otto anni hanno diviso lo stesso ufficio in Gazzetta. Era un ottimo cronista. Non bucava una notizia, Maurizio. Allora si occupava di pugilato ed erano gli anni di Benvenuti, Mazzinghi, Burruni, Duran. In tv è diventato (o l hanno fatto diventare) altro da sé. Come definirlo? Un intrattenitore? Un comico? Un personaggio certamente, tantè che gli hanno fatto pure limitazione. Non lo so. Aveva una grande carica istrionica. È molto facile intuire

in quale direzione vada la preferenza di Mura. Preferisco il primo, ma forse la mia è deformazione professionale: allora io e lui facevamo lo stesso mestiere, mangiavamo negli stessi posti, lavoravamo gomito a gomito. E molto più facile rimpiangere il calore umano di quegli anni.

Fu un suo grande amico anche Rino Tommasi. Per tanti anni hanno avuto la stessa passione per la boxe. Il miglior Mosca è la risposta che dà Tommasi - è stato quello della Telefonata sulla Gazzetta. In televisione è stato divertente, ma qualche volta ha esagerato.

In generale tutti i colleghi che hanno avuto modo di vedere allopera il Mosca vecchia maniera, danno la medesima risposta. Molto meglio quella versione.

Quando Nicolò Carosio morì, Nicola Cecere faceva il suo primo turno di notte in Gazzetta ed aveva come  caporedattore proprio Mosca. In tre quarti dora  racconta Cecere - creammo una pagina commemorativa e rimasi ammirato della straordinaria bravura di Maurizio, dalla sua sveltezza mentale. Gli volevo bene, e anchio ero a disagio quando lo vedevo entrare nel pentolone. Poi però mi dico che Mosca, da quando lasciò la Gazzetta, in fondo smise di fare il giornalista. Ed è diventato un uomo di spettacolo che però, attenzione, del giornalista di razza conservava un formidabile fiuto: lui sapeva sempre cosa voleva la gente, di quali argomenti discuterà, e quali personaggi lappassioneranno. Un maestro che non si prendeva sul serio e dunque assolveva anche ai ruoli da cabarettista con autoironia. Anche Cecere opta dunque per il Maurizio della rosea perchè è stato un esempio per i giornalisti più giovani. Il Maurizio di Guida al campionato invece soltanto un simpatico guitto.

Ivan Zazzaroni, dopo tanti anni nei giornali ha scelto la strada della tv e della radio, preferisce nettamente il Mosca giornalista, il personaggio tv non mi è mai piaciuto: un caratterista. Però avverte che la televisione bisogna saperla fare, e Maurizio la sapeva fare.

Riccardo Signori, figlio di Giuseppe grande firma storica della boxe, crede che sarebbe potuto diventato un grande direttore della Gazzetta, se quell incidente professionale su cui inciampò non gli avesse fatto intraprendere unaltra strada. Perchè sapeva usare risponde Signori - le doti di uomo spettacolo, che già allora possedeva, sulla carta stampata. Veniva detto Moschino non solo per la statura ma per quel carattere che lo spingeva a frugare dovunque, infilarsi nelle pieghe di storie e personaggi. Sulla carta stampata sviluppava polemiche, magari sfruttava soggetti e situazioni per creare unopinione o un movimento dopinione.

Mai ha avuto occasione di lavorarci assieme Maurizio Crosetti. Alcuni anni fa il giornalista di Repubblica ci andò giù pesante: Ogni volta che vedo Maurizio Mosca in tivù mi vergogno per lui e per la tessera da giornalista, quella di colore bordò, che da qualche parte e in qualche tasca condividiamo. Ora però ammette: Esagerai, e non lo dico perché è morto. Ma io ho sempre pensato che il giornalismo non è cabaret: questo lo penso ancora. Il Mosca migliore è stato quello che scriveva di pugilato. Vederlo agitarsi in quel modo mi ha imbarazzato fino alla fine, per lui più che per la nostra povera categoria (ora sono ben altri colleghi a farmi vergognare della tessera bordò).

Esiste poi una schiera di giornalisti, anche qui sintomatico è il fatto che spesso sia gente che lo ha conosciuto molto bene anche sotto quest altra veste, che ha amato molto il Mosca in tv.

Giancarlo Dotto per esempio si schiera senza distinguo: Io preferisco nettamente il secondo Mosca, il clow televisivo. Qualche anno fa, assieme a Sandro Piccinini, scrisse un libro sulla storia delle tv locali, dedicando un capitolo alla storia di Mosca. Tentavano di riabilitare quel periodo delle private di cui Mosca è stato uno dei pionieri.

Piccinini ha sempre avuto stima del Mosca televisivo, con il quale ha fatto parecchi programmi a Mediaset. Rimase un fior di giornalista dice - anche quando riusciva a dare spettacolo con un pendolino o con una delle sue bombe. Non ci ho mai trovato nulla di male. A Mosca la carta stampata andava stretta e la tv gli ha permesso di esprimersi nel modo che più preferiva. Maurizio è stato un grande, sia nella prima sia nella seconda parte. Non si può scegliere, le persone non si possono dividere in due come una mela..

Negli stessi studi televisivi Mosca ha lavorato per tanti anni anche con Paolo Ziliani. Quando ancora il povero Maurizio era in vita, Ziliani riconobbe che di giornalisti sportivi diventati a tutti gli effetti showmen ce nè stato uno, per lappunto Mosca; mentre di giornalisti impegnati che tanto seriosamente hanno ammorbato le nostre serate, dispensando colossali banalità, mossi solo dalla smania di apparire, e lindomani essere riconosciuti dal portiere e dalledicolante, ne abbiamo contati mille. Non tutti indimenticabili.

Dello stesso parere anche il giornalista - blogger Stefano Olivari, che spesso ha incrociato Mosca negli studi di emittenti minori. Pure lui è per il Mosca parte seconda. Se proprio dovessi fare una scelta opterei per il Mosca televisivo, dotato di tempi scenici clamorosi e in grado di ravvivare qualsiasi discussione sul nulla usando proprio il nulla. Forse inventore di un genere, di sicuro suo interprete migliore. Poi il Mosca della Gazzetta era bravissimo, soprattutto nelle interviste in cui era diretto e poco diplomatico nelle domande.

 Maurizio nella sua carriera ha sempre saputo alimentare polemiche e dividere la critica. Ed è così ancora adesso, quando si dibatte su quale sia stato il vero Mosca. Non tutti apprezzano sia quello che è stato prima dellaffaire Zico, sia il suo secondo tempo. I giornalisti della carta stampata scelgono il Mosca old style, i colleghi della tv invece quello televisivo. Questo significa che aveva talento in entrambi i lavori.

Lunica inchiesta che sarebbe stato inutile fare è quella sulluomo. Per tutti gli intervistati, Maurizio è stato una persona davvero buona. Generoso con gli altri, come ce ne sono pochi in questa professione, in questo mondo.

Alberto Facchinetti